la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nell'Ultima domenica dopo l'Epifania

14 febbraio 2010



 

 

Sir 18,11-14
Sal 102
2Cor 2,5-11
Lc 19,1-10

Ora Gesù è in Gerico. E' entrato. E "attraversava la città": é scritto. Ancora questo verbo, all'imperfetto, quindi verbo non concluso, un verbo che dice azione che continua. Gesù continua. Ad attraversare la nostra città, quella in cui abitiamo.

"Attraversava", non era un semplice sfiorarla o guardarla dall'alto. Chissà se noi la attraversiamo, o se stiamo ai lati, perché già abbiamo i nostri pregiudizi su ciò che avviene nella città, nei cosiddetti luoghi laici. E luogo più laico di una strada? All'andare lungo le strade non abbiamo forse preferito il dimorare nei nostri luoghi ecclesiastici?

"Attraversava la città", per la strada dunque, luogo dell'imprevisto, dove non c'è nulla di programmato, c'è la vita, e la vita accade senza previsioni. E se io sono un tipo programmato, giocoforza che patirò disagio. Preferiamo le chiese dove il programma è già stampato, non c'è che da svolgere un rito già preordinato, senza sorprese, dove conta il ruolo. Sulla strada conti, se veramente hai qualcosa da dire, qualcosa che ha un senso. Se no, l'altro se ne va. Sulla strada di tutti ci sei, se hai un gesto che tocca, che tocca veramente l'umanità. Non come nei luoghi protetti, in cui puoi anche permetterti gesti formali, gesti senza che nulla segua: parole che dicono e non fanno, dicono ma non toccano.

"Quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù". Mi colpisce il verbo, primo verbo, riferito a Zaccheo, come se fosse il suo "in principio": "cercava". Il verbo "cercare" apre e chiude il racconto Il racconto infatti si chiude su Gesù e, per lui, lo stesso verbo: "io sono venuto a cercare - cercare! - e a salvare ciò che era perduto". Penso alla bellezza di una città in cui ci si possa ancora cercare. Cercare, capite, come "persone"! Ritornando con il pensiero alle nostre città, chissà se è vero che la spinta più forte è a cercare persone. O invece cose? Di cose Zaccheo ne aveva. E non tutte erano così immacolate. Qui nel vangelo c'è un cercarsi come persone. Un rito che andrebbe ripristinato nella società e nelle chiese.

Un cercarsi come persone che, lasciatemi dire, non si ferma a ciò che appare dell'altro, all'apparenza esteriore. Forse abbiamo notato che nel testo si dice che Zaccheo "cercava di vedere chi era Gesù". Non la fisionomia esteriore. Quella la conosceva, come la conosceva la folla che lo seguiva. Ma chi era veramente, chi era dentro, dove andavano i pensieri, i sentimenti, i sogni di quel rabbi di Nazaret? Lo voleva capire.

E non sempre - lezione severa - a capire chi in effetti sia Gesù ti aiutano, è triste dirlo, quelli che l'accompagnano: quella folla osannante era una barriera. Tant'è che lui, Zaccheo si inventa un luogo, direi laico, non ecclesiastico, di avvistamento, una pianta di sicomoro. Benedetto Dio, mi dicevo leggendo, benedetto che quando i nostri ambienti diventano impenetrabili, inventa luoghi di appostamento di Dio al di fuori. E dove e quali potrebbero essere oggi questi luoghi di avvistamento lascio a voi immaginare. E che Dio ci faccia, almeno in piccola parte, dono della sua fantasia e della sua immaginazione!

Zaccheo desiderava di capire chi fosse Gesù. Mentre la folla, ferma all'apparenza, pensava di sapere tutto. E di Zaccheo e di Gesù. Non aveva bisogno di capire. Zaccheo infatti lo aveva già inquadrato: piccolo di statura, capo dei pubblicani, ricco. E la sua casa? Anche quella inquadrata: casa di peccatori. Una folla, pensate! Come a dire che questo atteggiamento è di tanti: siamo proprio tanti a fermarci all'apparenza e a non spiare che cosa vive al di là di una facciata, che cosa si muove nel cuore! Quella folla in effetti non sentiva nemmeno il bisogno di capire chi fosse Gesù. Pensava di averlo capito e non l'aveva capito. Anche se lo osannava. Infatti, pochi minuti prima che entrasse in Gerico, sulla strada avevano incrociato un cieco e si erano infastiditi perché urlava pietà per i suoi occhi spenti, avevano tentato di farlo tacere. E lui, Gesù, invece si era fermato, gli aveva illuminato gli occhi. Ed è scritto: "tutto il popolo vedendo ciò diede gloria a Dio". Tutti! Ma vedete come si fa presto a cambiare idea! Gesù qualche minuto dopo si fa invitare da Zaccheo a casa sua e la folla osannante di colpo si trasforma in folla indignata: "tutti", proprio tutti! "Vedendo ciò" è scritto "tutti mormoravano dicendo: è entrato in casa di un peccatore". Il Messia secondo loro fa miracoli, ma sta fuori dalla casa di un peccatore. Non avevano capito chi era. Diversamente da Zaccheo.

Chi fosse realmente il rabbi di Nazaret Zaccheo cominciava a capire. Da che cosa? Primo dal fatto che si era fermato sotto il sicomoro, e aveva alzato lo sguardo a lui. E non si era fermato a ciò che di lui appariva: piccolo, ricco, capo dei pubblicani. Gli aveva letto in cuore quel desiderio.

Ma poi chi realmente fosse lo capì quando lui gli chiese di venire a casa sua e là, nella sua casa, in faccia a coloro che fissano case a Dio e distribuiscono patenti del regno, lo sentì dire, a memoria per i secoli: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto". Anche Dio cerca. Che cosa cerca Dio, Zaccheo lo aveva capito sulla sua pelle. Da come lo aveva guardato. Da quello sguardo gli era cambiata la vita: "Do la metà dei miei beni ai poveri … restituisco quattro volte tanto".

Chissà se noi lo abbiamo capito. Che a cambiare persone e situazioni non sono gli occhi che fulminano o inceneriscono, ma quelli in cui vedi baluginare fiducia, tenerezza e misericordia!


Per la riflessione

Non sarà che nella nostra società e nella chiesa molte cose, troppe cose, contino più delle persone? E dove i pregiudizi?

Quali potrebbero essere oggi i luoghi laici di avvistamento di Dio, moderni alberi di Zaccheo? Ne conosci?

 

 


 
stampa il testo
salva in  formato rtf
Segnala questa pagina ad un amico
scrivi il suo indirizzo e-mail:
 
         
     

 
torna alla home