la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Solennità dell'Immacolata
secondo il rito ambrosiano

8 dicembre 2011



 

 

Gn 3,9-15.20
Sal 97
Ef 1,3-6.11-12
Lc 1,26-38

La casa e il giardino. La casa di Nazaret, una casa fatta di cose comuni, di pareti di pietra, di ciotole e di stuoie, di odore di pane, visitata da un angelo e il giardino dell'Eden dentro un racconto simbolico che dice cose sapienti sulla vita, un giardino visitato da Dio. Casa e giardino come fondale a questa festa dell'Immacolata.

Una festa che ancora spesso viene equivocata, quasi evocasse la verginità di Maria. Si tratta di un concepimento, Maria frutto di un concepimento. Il concepimento, uno degli eventi più sorprendenti, più segreti, più silenziosi, un accadimento nel luogo più tenero. Ha del misterioso ogni concepimento, tant'è che noi diamo date solo alla nascite. Pensate quanto avvolto di mistero quello di Maria, che fu concepita come ognuno di noi, da un uomo e una donna, nell'amore di un uomo e di una donna, cui abbiamo dato nome di Anna e Gioacchino.

La tradizione della chiesa la dice concepita nella luce, dunque nel segno della bellezza. Ma non per merito suo, una verità su cui poco si indaga e si indugia. Che cosa c'è di tuo nel momento in cui sei concepito? Sei dono. In quell'inizio dunque di Maria, la luce a prescindere.

E forse, dico forse, perdonate la stranezza della mia interpretazione, forse è anche un bene che la lettura liturgica oggi si sia chiusa senza evocare la risposta di Maria. "Rallegrati, tu colmata di grazia". Come a dire che vince la grazia, vince la benevolenza di Dio, ancor prima che tu parli. Dio scommette sulla luce, sulla trasparenza, sul bene, sul futuro. C'è questo scorrere di un sangue buono nelle vene dell'umanità. Viene vita da Dio.
Forse dovremmo aggiungere che il cammino della grazia, secondo il racconto, prende spazio dentro giorni comuni. Che cosa stesse facendo quel giorno Maria non sappiamo, certo erano i giorni dei sogni per una adolescente. Stupita quando udì le voci, stupita per le vie di Dio, stupita per quel vento dell'angelo che sfiorava la sua casa, poco più di un tugurio, sfiorava il suo corpo. Casa e corpo visitati. Visitati da Dio, con il suo Spirito, che "da la vita", così diciamo nel credo, a volte senza pensare: "credo nello Spirito santo che dà la vita". E quale vita stava dando! Era il giorno di un traboccare di bellezza.

Ma i cammini della bellezza non sono senza fatica: ci è facile immaginare i pensieri che le si muovevano dentro e come potevano i suoi pensieri non correre agli occhi della gente, occhi severi per quel suo corpo gonfio, per quella nascita fuori dalle regole, secondo un'altra regola, diversa. E tutto aveva avuto inizio nel giorno misterioso del suo concepimento, che segnava un'ora, l'ora della benevolenza, ma anche della fantasia di Dio.
Ma, pensate la stranezza, mentre noi acclamiamo al privilegio di una donna, una donna della terra, la nostra terra, S. Paolo nella lettera agli Efesini allarga la visione, e raduna anche noi dentro questa benedizione. Come se Maria di Nazaret facesse segno a questa benedizione comune, quasi a dire: anche voi siete concepiti, pensati dentro una benedizione, dal vostro concepimento: "il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità" . Dunque anche noi pensati, concepiti. Pensati e concepiti nell'immagine della bellezza, della immacolatezza, che per Dio non ha niente a che fare con la separatezza dei cosiddetti puri, ma ha a che fare con la vicinanza della carità. Il senza macchia della carità.

Abbiamo accennato alla casa, sfiorata dal vento dell'angelo. Ma per non evadere dalla realtà della storia, che non è semplicemente sogno di Dio, vorrei riandare alla pagine del giardino dell'Eden, dove con immagini sapienti ci viene ricordato che la storia non e solo luce, non è solo bellezza, non è solo bene. Il giardino ha conosciuto la follia di una pretesa, la pretesa dell' onnipotenza da parte del terrestre e della sua donna. E la pretesa di essere come Dio, ha avuto, ha ancora oggi, come esito la nudità, denudati in umanità.

Ed ecco risuonare, come ogni giorno, nel giardino i passi di vento, i passi di Dio, che scende nel giardino. Ascolti i passi e pensi. Che cosa pensi? Cattiva interpretazione quella del terrestre e della sua donna, pensano: "siamo in vigilia di incenerimento da parte di Dio, siamo in vigilia di morire. Non ha forse detto Dio: se mangerete dell'albero morirete?".

E quei pensieri, quelli del primo uomo e della prima donna continuano in noi, che per lo più leggiamo questa pagina sotto lo spettro del castigo. E invece è buona notizia, sorprendente notizia, perché questa volta Dio, pensate, si rimangia la sua parola, la parola data, e sarebbe interessante ricercare nella Bibbia quando Dio si rimangia la parola data. Penso di poter dire: quando viene preso da viscere di misericordia. Buona notizia: Dio si rimangia la parola e con il terrestre e la sua donna riprende da capo. E se non ci avesse provato, perdonate il pensiero, che figura ci avrebbe fatto? Più potente, più potente di lui si sarebbe rivelato il serpente che era riuscito a rovinare l'opera delle sue mani, a rovinargliela in radice! No, Dio scende a cercare. E non a incenerimento, non per una maledizione: Dio maledirà il serpente, ma non il terrestre e la sua moglie. E ricomincia. Come dicesse: noi non ci si arrende al male, non ci si arrende al male chiamando bene il male, non ci si arrende al male dichiarandolo una necessità, non ci si arrende alla corruzione con la scusa che tutti fanno così, non ci si arrende alla disonestà, perché da che mondo è mondo è stato sempre così, sarebbe come dire che su Dio vince, l'ha vinta, e ancora oggi la vince, il serpente.

Nelle parole di Dio nel giardino respira, se leggiamo attentamente il testo. una buona notizia. Al serpente viene detto: "io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, e la sua stirpe ti schiaccerà la testa"! La stirpe di Eva, cioè il genere umano, l'umanità, ha dentro, perché Dio gliel'ha consegnata, la forza di reagire, la forza di guardare in faccia il male, di dargli il nome di male e di resistergli, la forza di schiacciare la testa al serpente, anche se come il terrestre e la sua donna a volte purtroppo gli abbiamo creduto. Possiamo ancora andare verso la limpidezza nei nostri pensieri, verso l'onestà nella vita pubblica, verso un paese di donne e di uomini che dicono sì alla bellezza e alla verità, dicono sì a comunità di luce, di gente "senza macchia nella carità", Perché il mondo, questo nostro mondo, possa ancora credere e sperare.


Per la riflessione

Dio non si arrende al male? E noi?
Quali percorsi di bellezza?

 

 


 
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