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la parola della domenica
Anno
liturgico B 8 dicembre 2011 |
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Gn
3,9-15.20 La
casa e il giardino. La casa di Nazaret, una casa fatta di cose comuni,
di pareti di pietra, di ciotole e di stuoie, di odore di pane, visitata
da un angelo e il giardino dell'Eden dentro un racconto simbolico che
dice cose sapienti sulla vita, un giardino visitato da Dio. Casa e giardino
come fondale a questa festa dell'Immacolata. La tradizione della chiesa la dice concepita nella luce, dunque nel segno della bellezza. Ma non per merito suo, una verità su cui poco si indaga e si indugia. Che cosa c'è di tuo nel momento in cui sei concepito? Sei dono. In quell'inizio dunque di Maria, la luce a prescindere. E
forse, dico forse, perdonate la stranezza della mia interpretazione, forse
è anche un bene che la lettura liturgica oggi si sia chiusa senza
evocare la risposta di Maria. "Rallegrati, tu colmata di grazia".
Come a dire che vince la grazia, vince la benevolenza di Dio, ancor prima
che tu parli. Dio scommette sulla luce, sulla trasparenza, sul bene, sul
futuro. C'è questo scorrere di un sangue buono nelle vene dell'umanità.
Viene vita da Dio. Abbiamo accennato alla casa, sfiorata dal vento dell'angelo. Ma per non evadere dalla realtà della storia, che non è semplicemente sogno di Dio, vorrei riandare alla pagine del giardino dell'Eden, dove con immagini sapienti ci viene ricordato che la storia non e solo luce, non è solo bellezza, non è solo bene. Il giardino ha conosciuto la follia di una pretesa, la pretesa dell' onnipotenza da parte del terrestre e della sua donna. E la pretesa di essere come Dio, ha avuto, ha ancora oggi, come esito la nudità, denudati in umanità. Ed ecco risuonare, come ogni giorno, nel giardino i passi di vento, i passi di Dio, che scende nel giardino. Ascolti i passi e pensi. Che cosa pensi? Cattiva interpretazione quella del terrestre e della sua donna, pensano: "siamo in vigilia di incenerimento da parte di Dio, siamo in vigilia di morire. Non ha forse detto Dio: se mangerete dell'albero morirete?". E quei pensieri, quelli del primo uomo e della prima donna continuano in noi, che per lo più leggiamo questa pagina sotto lo spettro del castigo. E invece è buona notizia, sorprendente notizia, perché questa volta Dio, pensate, si rimangia la sua parola, la parola data, e sarebbe interessante ricercare nella Bibbia quando Dio si rimangia la parola data. Penso di poter dire: quando viene preso da viscere di misericordia. Buona notizia: Dio si rimangia la parola e con il terrestre e la sua donna riprende da capo. E se non ci avesse provato, perdonate il pensiero, che figura ci avrebbe fatto? Più potente, più potente di lui si sarebbe rivelato il serpente che era riuscito a rovinare l'opera delle sue mani, a rovinargliela in radice! No, Dio scende a cercare. E non a incenerimento, non per una maledizione: Dio maledirà il serpente, ma non il terrestre e la sua moglie. E ricomincia. Come dicesse: noi non ci si arrende al male, non ci si arrende al male chiamando bene il male, non ci si arrende al male dichiarandolo una necessità, non ci si arrende alla corruzione con la scusa che tutti fanno così, non ci si arrende alla disonestà, perché da che mondo è mondo è stato sempre così, sarebbe come dire che su Dio vince, l'ha vinta, e ancora oggi la vince, il serpente. Nelle parole di Dio nel giardino respira, se leggiamo attentamente il testo. una buona notizia. Al serpente viene detto: "io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe, e la sua stirpe ti schiaccerà la testa"! La stirpe di Eva, cioè il genere umano, l'umanità, ha dentro, perché Dio gliel'ha consegnata, la forza di reagire, la forza di guardare in faccia il male, di dargli il nome di male e di resistergli, la forza di schiacciare la testa al serpente, anche se come il terrestre e la sua donna a volte purtroppo gli abbiamo creduto. Possiamo ancora andare verso la limpidezza nei nostri pensieri, verso l'onestà nella vita pubblica, verso un paese di donne e di uomini che dicono sì alla bellezza e alla verità, dicono sì a comunità di luce, di gente "senza macchia nella carità", Perché il mondo, questo nostro mondo, possa ancora credere e sperare.
Dio
non si arrende al male? E noi? |
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