la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella Festa del Battesimo del Signore
secondo il rito ambrosiano


8 gennaio 2012



 

 

Is 55,4-7
Sal 28
Ef 2,13-22
Mc 1,7-11

C'è una continuità nelle epifanie, nelle manifestazioni. Anche in questa manifestazione di Gesù alle acque del Giordano.

L'evangelista Marco ha iniziato da poco, otto versetti, il racconto del suo vangelo, aprendo così: "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio". Come lo fa entrare in scena? Omette la nascita, omette trent'anni e più di vita senza particolare visibilità. Prime parole su di lui, queste: "Ed ecco in quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato da Giovanni nel Giordano". Dunque va, primo atto, da Giovanni. Marco lo fa entrare nel vivo della storia in un momento particolare, nelle giornate in cui c'era fermento lungo le rive del Giordano per via della predicazione e del battesimo di Giovanni, in un clima diremmo di avvio di tempi nuovi. Si respirava nel deserto aria di un nuovo inizio. Farà irruzione Dio è saranno giorni di rinnovamento. Di creazione di un nuovo ordine.

Ebbene che cosa ci stava a fare Gesù in quei giorni lungo quelle rive? La sua presenza, dentro quelle giornate, cerco di capire, se non sbaglio, sta a dire che condivideva. Condivideva quel desiderio di una svolta, quell'impegno di tutti per un corso nuovo. E gli evangelisti, pensate, concordemente tutti riferiscono l'evento del battesimo di Gesù, non lo tacciono, nonostante fosse, diciamolo, un evento imbarazzante. Ma perché si fa battezzare il Figlio di Dio? E poi in un battesimo di conversione, ma da che cosa doveva convertirsi l'uomo che veniva da Nazaret? Sarebbe stato più comodo glissare sull'evento, soprattutto se si pensa che di fatti Marco ne aveva trascurati già tutta una serie.

Invece no, l'ingresso è questo e sottolineato. Perché? "Per Gesù" scrive un biblista "si tratta di un momento decisivo, perché implica un ribaltamento totale nella sua vita. Quel giovane artigiano oriundo di un piccolo villaggio della Galilea non tornerà più a Nazaret: in futuro si dedicherà, corpo e anima, a un compito di carattere profetico, che sorprende i suoi familiari e vicini: non avevano mai potuto immaginare qualcosa di simile quando lo avevano avuto tra di loro" (José Antonio Pagoda, Gesù, p.91).

Ma anche il Battista non avrebbe immaginato qualcosa di simile. Aveva appena finito di dire: "Viene uno più forte di me" e se lo trova nelle acque mescolato a tutti.

Io mi sono chiesto, è una domanda troppo ambiziosa penso, ma mi è passata dentro. Mi sono chiesto quali fossero i suoi pensieri, i pensieri di Gesù il giorno in cui dalla Galilea arrivò al Giordano. Non si limitò ad assistere dal di fuori a quanto stava accadendo, voi mi capite, da "distante", come se quell'esperienza della gente nelle acque per una conversione non gli appartenesse, una cosa da cui lui si teneva fuori, la distanza.

Ebbene mi sembra di capire che la distanza non avrebbe detto niente di lui, non sarebbe stata una sua epifania, perché altro era il suo volto, il suo volto era la vicinanza e che lui fosse la vicinanza poteva apparire nel suo gesto di immergersi, là nelle acque, con tutti. Né pretendeva certo che tutti lo capissero. E infatti, pensate, chi lo riconobbe nell'acqua al di là del Battista?

Lo riconoscevano i cieli: quel giorno "vide squarciarsi i cieli". Avete notato, non è detto "si aprirono", come avviene per una finestra, "si squarciarono", si ruppero, lo stesso verbo che l'evangelista userà per l'ora della morte di Gesù, quando a squarciarsi fu il velo del tempio, quel velo che proclamava e creava distanza, inaccessibilità. Dunque al battesimo si squarciarono i cieli. E' uno squarcio da cui attraverso una fessura possiamo scorgere rivoluzionata l'immagine di cieli chiusi alla comunicazione, di cieli chiusi e minacciosi l'immagine di un Dio dell'ira, della vendetta, della distanza. C'è una manifestazione nelle acque che contraddice alla radice l'immagine della distanza. Guardalo nelle acque, guardalo sulla croce. È la rivelazione del Dio della vicinanza.

I cieli si aprono per permettere al Padre che è nei cieli di manifestare il suo compiacimento per quel figlio che cancella le distanze e si immerge confondendosi con i peccatori. Mistero di vicinanza.

Ho ripreso, perdonate, questa parola "vicinanza", perché l'ho ritrovata con sottolineata insistenza nel testo della lettera ai cristiani di Efeso che oggi abbiamo ascoltato.

Nelle acque, dicevamo, si è svelata in quel Figlio innanzitutto la vicinanza di Dio con l'umanità. Potremmo prendere a commento le parole di Paolo: "In Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini".

Ma Paolo nella lettera svela anche come il mistero della vicinanza di Dio sia a contagio, provochi contagio, così che da vicinanza si passi a vicinanza, da quella di Dio a quella tra noi. Gesù ha cancellato le distanze. "Gesù" scrive Paolo "dei due" - ebrei e pagani - "dei due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro della separazione che li divideva, cioè l'inimicizia… Egli è venuto ad annunciare la pace a voi che eravate lontano e a coloro che erano vicini".

Come a dire che il mistero della vicinanza di Gesù, una vicinanza spinta sino a dare il sangue per amore, genera vicinanza, genera abbattimento di muri e di inimicizie. Noi oggi lo contempliamo confuso nelle acque con tutti, e, per fedeltà al suo e nostro battesimo, ce ne andiamo con il desiderio in cuore di cancellare dalla nostra vita ogni estraneità, ogni indifferenza, ogni distanza, con il desiderio e l'impegno di mettere fine nel nostro mondo ad ogni divisione culturale, razziale, religiosa per dare sempre più forma nella storia al sogno di Dio, un modo nuovo di stare nella storia, in netta antitesi con quello vecchio della distanza, il modo nuovo della vicinanza, cui ha dato inizio Gesù nel giorno in cui si immerse nelle acque del Giordano.

Per la riflessione

Oggi i fenomeni dell'estraneità e dell'indifferenza. Dove?
Dove nelle chiese i segni della distanza?

 

 


 
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