la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella 7ª Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano

11 luglio 2010



 

 

Gs 24,1-2a.15b-27
Sal 104
1Ts 1,2-10
Gv 6,59-69

La domanda.
Oggi nelle letture che abbiamo ascoltato risuonava una domanda. Che non riguarda gli altri, riguarda noi. Che non è di ieri. E che non è nemmeno domanda scontata, cui hai già dato risposta, una volta per sempre. E' di oggi, è di sempre, perché sempre sei messo di fronte a una scelta, a questa scelta.

Abbiamo sentito risuonare la domanda nel libro di Giosuè, l'abbiamo risentita nel vangelo di Giovanni. Nel libro di Giosuè rivolta a tutto il popolo: "Sceglietevi oggi chi servire" e dunque:"Chi volete servire?". Nel vangelo di Giovanni, domanda rivolta ai dodici: "Volete andarvene anche voi?". Erano maggioranza ormai quelli che tornavano indietro e non volevano andare più con lui: "Volete andarvene anche voi?".

Il libro di Giosuè parla di un'assemblea convocata in Sichem. E' finita l'avventura del deserto: il popolo allora unito, reso uno da un comune destino in quella eroica marcia, ora si va stanziando e frazionando nel territorio. Smarrirà per questo la sua identità vivendo in mezzo a popoli stranieri? E ancora, non avverrà che ceda alla suggestione di altri dei? Giosuè sembra ricordare al popolo che la tentazione di vendersi e di servire altri è in agguato sempre. Lo è ora che hanno attraversato il Giordano come lo fu nel deserto. E dunque tentazione permanente: "Sceglietevi oggi chi servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il Fiume oppure gli dei degli Amorrei nel cui territorio abitate". Risponde il popolo con una risposta che nasce da una memoria e che dice la differenza, risponde: "Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dei. Poiché è il Signore nostro Dio che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile …". Qui è la differenza, è la differenza tra un Dio che fa salire e gli dei che ti fanno inginocchiare, il nostro è un Dio che fa salire. E' la differenza tra un Dio che ti ha liberato da una condizione servile e gli dei che ti soffocano nella tua sete di libertà, il nostro è un Dio che ci vuole liberi.

Ma le parole di Giosuè mi sembrano aprire un altro scorcio a mio avviso importante ed è questo: che cosa era successo oltre il fiume e che cosa può succedere oggi, attraversato il Fiume? Di per sé il Signore non lo si era abbandonato nei giorno oltre il Fiume, ma si mescolava il servizio a Dio con il servizio ad altri dei. Che sia questa mi chiedo la tentazione permanente, quella della mescola, servire a Dio e vendersi ad altri. Una tentazione cui Giosuè si oppone, parlando di un Dio che non ci sta, non ci sta a questa mescola, a questa coabitazione, perché Dio, dice Giosuè, "è un Dio santo, un Dio geloso". Mi sono fermato a pensare, sì, a pensare alla tentazione della mescola, che è, se vedo bene, la tentazione dei credenti, la tentazione nostra, la tentazione di mettere insieme tutto. Adorare Dio nelle chiese e adorare il potere, il successo, l'immagine nella vita. Proclamarci servitori di Dio e poi servire il denaro, gli interessi, l'ambizione, nella vita. Confessare Dio come l'unico Signore e poi vendere l'anima a un infinità di altri signori, che chiedono ubbidienza e sottomissione da servi, espropriandoci della nostra capacità di pensare e di scegliere, delegando a loro il pensiero e la voce, in un affidamento che richiama quello agli idoli. Sono loro che pensano e parlano per tutti, perciò si circondano di una corte di menestrelli, di corifei, di prezzolati. Dovremmo chiederci se non siamo anche noi uomini e donne della mescola e se non tocchi a noi resistere, resistere a questa contaminazione, a questa corruzione oggi dilagante. Dovremmo ringraziare ancora una volta Dio che non ci vuole in condizione servile, ma donne e uomini liberi, ci vuole sospettosi di chiunque intende essere arbitro della nostra dignità di essere pensanti, lui geloso della nostra libertà!

Ancora una cosa mi ha colpito nel brano di Giosuè, quella pietra, grande pietra che Giosuè rizzò sotto la quercia che stava nel santuario del Signore, dopo che il popolo disse: "Noi serviremo il Signore nostro Dio e ascolteremo la sua voce". La grande pietra come testimonianza per loro e per le generazioni future della promessa intercorsa tra Dio e il suo popolo. Perché nessuno dimenticasse. La nostra vita ha bisogno di segni che facciano memoria come la grande pietra sotto la quercia. Dovremmo chiederci quali potrebbero essere per noi oggi i segni che fanno memoria della promessaci da parte di Dio e da parte nostra: "noi serviremo il Signore nostro Dio e ascolteremo la sua voce".

Vengo per una breve riflessione al brano del vangelo di Giovanni, per sostare brevemente sulla domanda finale. Gesù si sta misurando con gli abbandoni e sono abbandoni di molti: "Molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui". Causa degli abbandoni le parole di Gesù nella sinagoga di Cafarnao, parole apparse a loro troppo dure. "Questa parola è dura. Chi può ascoltarla?". E Gesù non arretra, pone la domanda ai dodici: "Volete andarvene anche voi?". Dura la Parola che può capovolgere e rovesciare criteri ampiamente codificati praticati ed esaltati non solo nel mondo civile, ma volte nello stesso mondo ecclesiale o nel nostro modo interiore. "Dura definiscono" la parola i molti che tornano indietro. Ma Pietro va al di là della durezza e confessa a Gesù che le sue parole sono "parole di vita eterna", parole che fanno vivere: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

Mi succede spesso di pensare che sia proprio questa la ragione che ci fa resistere dietro a Gesù nei giorni in cui il dubbio lacera, fino a scuoterlo il nostro cuore. E' come se in quei momenti alla fine avvertissimo la sua voce e quelle parole: "Vuoi andartene anche tu?". Sei libero. E ti accorgi che non ti basterebbe il cuore, tanto forte è la percezione che c'è troppo di grande, di bello, di fecondo in quelle sue parole, in quei suoi gesti. Un troppo che lo rende insostituibile, un troppo che rende le sue parole capaci di rigenerare fiotti di vita in noi e nel mondo: "Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna".

Per la riflessione

Quali i momenti in cui più forte sarebbe la tentazione di "tirarci indietro"?

E che cosa ci fa resistere?

 

 


 
stampa il testo
salva in  formato rtf
Segnala questa pagina ad un amico
scrivi il suo indirizzo e-mail:
 
         
     

 
torna alla home