la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella VI Domenica di Pasqua
secondo il rito ambrosiano

9 maggio 2010



 

 

At 21,40b-22,22
Sal 66
Eb 7,17-26
Gv 16,12-22

Sfioro i testi. Dico sfioro, perché non ci è possibile addentrarci profondamente sia per la molteplicità dei temi che li attraversano, sia anche per la mia limitata comprensione. Sono testi che ci i lasciamo forse più domande che risposte.

Vengo al vangelo, alle parole di Gesù ai suoi. Gesù parlava e li guardava, tremava su quei volti la luce della lampada che rischiarava la stanza dove era avvenuta la cena. Erano volti smarriti e le parole che oggi abbiamo ascoltate sono parole a volti smarriti. Aveva appena finito di annunciare loro giorni di conflitto: "Vi cacceranno dalle sinagoghe, anzi viene l'ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio". E fa pensare il fatto che spesso per la Bibbia le persecuzioni vengano dagli uomini religiosi, in nome della religione, sembra quasi una costante: oggi nella prima lettura ci veniva raccontata la vicenda di Paolo, prima persecutore in nome della religione e poi, una volta convertito, perseguitato dagli uomini religiosi. I discepoli si sento avvertire di questo! Si sentono dire che il mondo li odierà, che saranno in lutto.

E, altro motivo di tristezza, si sentono dire che lui se ne andrà. E la tristezza invade il loro cuore, Gesù si accorge: "perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore". Gesù non parla, come facciamo noi spesso, senza guardare, senza misurare l'effetto delle parole sui visi. Coglie negli occhi lo smarrimento: quei discepoli, come i discepoli di tutti i tempi, come noi dunque, vivranno in una storia conflittuale, non saranno al riparo da fatiche e da dolori, ma dentro una storia che conosce le doglie di un parto. E a questo si aggiungerà il fatto che si sentiranno defraudati della sua presenza. Come potranno resistere in tempi difficili? Come possiamo noi? Ricordo le parole di Dietrich Bonhoeffer che si chiedeva: ""Possiamo ancora essere utili? Siamo stati testimoni silenziosi di azioni malvagie, ne sappiamo una più del diavolo, abbiamo imparato l'arte della dissimulazione e del discorso ambiguo, l'esperienza ci ha reso diffidenti nei confronti degli uomini e spesso siamo rimasti in debito con loro della verità e di una parola libera, conflitti insostenibili ci hanno reso arrendevoli o forse addirittura cinici. Possiamo ancora essere utili? Non di geni, di cinici, di dispregiatori di uomini, di strateghi raffinati avremo bisogno, ma di uomini schietti, semplici, retti. La nostra forza di resistenza interiore contro ciò che ci viene imposto sarà abbastanza grande e la sincerità verso noi stessi abbastanza implacabile da farci ritrovare la via della schiettezza e della rettitudine?"

Ebbene Gesù promette lo Spirito Santo. Gli uomini e le donne abitati dallo Spirito di Gesù, che è stato riversato nei cuori, non si arrenderanno resisteranno, non li fermeranno. Un esempio luminoso nella prima lettura della Messa che mette a confronto Paolo con i suoi oppositori, gli uomini della religione.

Da un lato vedi la religione dei padri svigorita della sua anima profonda, monumento immobile e dall'altra vedi la fede in Gesù, che non è una dottrina da mandare a memoria, è una via. Paolo confessa di aver perseguitato la Via: "Io" dice "perseguitai a morte questa Via". La dottrina è immobile, immobile in un libro, non ha futuro, mentre la fede, la fede in Gesù è una via, pulsa nelle vene della vita, pulsa per le strade del futuro.

Ebbene gli uomini della religione erano stati ad ascoltare Paolo, forse anche ammirati dal fatto che parlasse loro in ebraico. Erano stati ad ascoltarlo. Ma tutt'a un tratto alzarono le voci gridando: "Togli di mezzo costui, non deve più vivere"? Quando? Quando Paolo nella sua perorazione osò dire che Gesù nell'estasi, da lui avuta nel tempio, gli aveva detto: "Affrettati ed esci presto da Gerusalemme va' perché io ti manderò lontano alle nazioni". Un Messia, che mandava fuori dai loro confini, dai confini della loro appartenenza e della loro dottrina, era insopportabile! Loro erano chiusi nel passato, mentre i verbi dello Spirito, sono verbi del futuro, segnano una progressione.

Ma proprio perché la fede non consiste in un pacchetto di definizioni, ma in una via, in una vita, abbiamo un estremo bisogno della luce e della forza e della consolazione dello Spirito.
Voi mi capite, per mandare a memoria una dottrina, non penso che ci sia un grande bisogno di Spirito Santo. Ma per interpretare la vita, il cammino, la strada sì.

E lo Spirito, dice Gesù, lo Spirito che voi avrete, "vi guiderà a tutta la verità". Vi guiderà, come io vi ho guidato, dice Gesù, perché prenderà del mio e ve lo annuncerà. I verbi sono al futuro. Per dire che la verità, almeno quella cui noi ci apriamo, non si fa in un momento, è svelamento progressivo. Pensate la tenerezza di Gesù e la sua pazienza: accoglie la nostra povera misura, il nostro capire a poco a poco. Non è il maestro del "tutto subito". Anzi gli prende tenerezza delle nostre spalle. Dice ai discepoli, e noi non siamo diversi da loro, dice: "Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso". Lo Spirito vi guiderà a tutta la verità".

Abbiamo, "abbiamo" dico, uso il plurale, abbiamo tutti una guida, che non è fuori di noi, è dentro di noi, una guida che ci aiuta a comprendere, per tappe successive, il mistero della vita, il mistero di Gesù e il mistero di noi stesi, il mistero della storia in cui viviamo. Come se non fossimo soli, voi mi capite, a scavare nella grande miniera, la miniera mai impoverita dai nostri scavi, grande miniera della vita. Una guida a cui ricorrere, ora che ne siamo consapevoli.

Una guida in tutti. Sottolineo "in tutti"! Un pensiero che faceva dire a un grande papa, Gregorio Magno: "L'ultimo dei credenti può interpretare la scrittura come me". Come me. Come il papa. Grande papa, grande insegnamento!

Per la riflessione

Potremo nelle vicende inquiete della storia essere utili come credenti? Per che cosa utili e in che senso?

Quali riflessioni ci nascono in cuore dall'insegnamento di Gesù, secondo cui lo Spirito è in tutti, e guida tutti nell'interpretazione delle scritture sacre?

 

 


 
stampa il testo
salva in  formato rtf
Segnala questa pagina ad un amico
scrivi il suo indirizzo e-mail:
 
         
     

 
torna alla home