la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella 6ª Domenica dopo Pentecoste
secondo il rito ambrosiano

4 luglio 2010



 

 

Es 24,3-18
Sal 49
Eb 8,6-13a
Gv 19,30-35

Due parole, due immagini ricorrono nelle letture di questa domenica, l'alleanza e il sangue. Due parole, due immagini che ritroviamo ogni domenica nel cuore della preghiera eucaristica, quando riascoltiamo il racconto dell'ultima cena e riudiamo le parole di Gesù "questo è il calice del mio sangue per la nuova ed eterna alleanza".

Spero che la mia non sia una digressione inutile. Ma vorrei subito dire che su quel "nuova", "nuova alleanza", è avvenuto purtroppo, e dobbiamo riconoscerlo, un fraintendimento, quasi l'aggettivo "nuova" custodisse in sé un deprezzamento o se non altro un impallidimento dell'alleanza antica, quella che proprio oggi ci è stata raccontata dal libro dell'Esodo, l'alleanza del Sinai. Come se quella nuova scartasse quella antica. Ma allora se così fosse perché la bibbia cristiana non ha cancellato le scritture ebraiche, l'antico testamento? Non ce lo siamo mai chiesti? E perché la liturgia fin dalle origini continua a proporre, insieme alle pagine del nuovo testamento, le pagine del testamento antico? E come potremmo capire le parole di Gesù dove riferimenti al mondo ebraico e alle sue tradizioni sono continui, se avessimo scartato come ferro vecchio e inutile l'alleanza antica?

L'alleanza dunque è "nuova" non nel senso che quella antica sia senza luce, ma nel senso che la luce, che là era iniziata, ora in Gesù, è arrivata allo splendore assoluto. L'immagine di Dio e dell'umanità, che là cominciava il suo racconto, si svela ora in pienezza. Ma le radici sono là. Operazione dissennata sarebbe recidere quelle radici.

Chiedo perdono se per significare questa continuità, mi viene spontaneo raccontarvi un episodio. Anni fa, come tutti sapete, il cardinale Carlo Maria Martini si era ritirato a Gerusalemme, vi rimase finché le forze glielo consentirono. Volle imparare in quegli anni anche l'ebraico moderno e volle celebrare l'eucaristia in quella lingua. Alcuni docenti ebrei dell'università gli chiesero di poter partecipare con i loro studenti a una sua eucaristia. Dovette poi fare spazio ad altri studenti tanto era cresciuto il desiderio. E dovette registrare con gioia il senso di stupore che tutti manifestavano, perché ritrovavano nella celebrazione eucaristica cristiana moduli e parole della loro celebrazione ebraica.

Ma ritorniamo con la nostra riflessione all'evento-alleanza. Forse già una sorpresa, buona sorpresa, è assistere a un Dio che vuole stringere con noi umani un'alleanza. La nostra fede non ci fa assistere a un Dio che tiene le distanze, che segna una estraneità, ma a un Dio che in un certo senso si lega, lega il suo destino, oserei dire come succede quando una donna e un uomo legano il loro destino in libertà in un matrimonio.
E l'alleanza è scritta in parole e in sangue: celebrazione della parola alle falde del monte e celebrazione di un sangue versato. Celebrazione della parola, pensavo, nella nostra prima parte delle Messa e celebrazione di un'alleanza spinta fino al sangue nella seconda parte.
Mi colpiva come nel racconto si tornasse con insistenza sulle parole di Dio, prima scritte da Mosè e poi incise da Dio sulle tavole di pietra. E il popolo che risponde, quasi firmando l'alleanza: "Quanto ha detto il Signore lo eseguiremo e vi presteremo ascolto". Eseguire subito oggi e tenere il cuore in ascolto per il futuro. L'alleanza corre su quelle parole, anche per noi. Dio da parte sua ha ascoltato il grido delle nostre oppressioni, ora tocca a noi ascoltare quelle parole che sono a salvaguardia delle nostra libertà.

Scritta nelle parole, l'alleanza, ma scritta anche nel sangue. Nell'antico testamento, in un rito che può apparire a noi strano ma è denso di simbolismo, in quel gesto di Mosè di versare il sangue dei giovenchi sacrificati metà sull'altare e metà nell'aspersione sul popolo, si veniva a raccontare e a celebrare una alleanza che arriva fino al sangue. Quasi a dire che l'alleanza di Dio con questa umanità giunge fino al sorprendente riconoscimento che un medesimo sangue, noi e Dio, ci lega, ci fa consanguinei. Consanguinei per dono: un unico sangue ci lega.

Pensate l'emozione, se prolunghiamo nel tempo lo sguardo e arriviamo all'alleanza scritta da Gesù. Un'alleanza scritta nelle sue parole. Determinanti le sue parole, perché sono parole di libertà e di vita: Dirà: "Chi osserva la mia parola, non vedrà la morte". E vengono a sfocare, nel compimento ultimo dell'alleanza, tutte le mediazioni, per via dello Spirito che è dato a ciascuno. E' scritto nella lettera agli ebrei: "Porrò la mie leggi nella loro mente e le imprimerò nel loro cuore … né alcuno avrà bisogno di istruire il suo concittadino né alcuno il proprio fratello, dicendo: Conosci il Signore. Tutti infatti mi conosceranno dal più piccolo al più grande". Conosceranno l'alleanza. Dal più piccolo al più grande. Come mai? E dove? Rileggendo oggi il brano di Luca, chi di noi non veniva preso da emozione e commozione. Dove arriva l'alleanza di Dio, dove è scritta, dov'è il suo compimento? Gesù dirà "Tutto e compiuto". Sulla croce l'alleanza è compiuta. E' alleanza fino al sangue, fino a dare la vita: "Vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe. Ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco e subito ne uscì sangue e acqua". Stupefacente mistero. Ecco dove arriva l'alleanza di Dio con noi umani".

Le alleanza scritte non nel proprio sangue ma spargendo il sangue degli altri, le alleanze, così le chiamano, a conclusione della devastazione delle guerre barano sul nome. No, è l'alleanza scritta nel proprio sangue, nel segno del dare la vita, l'unica che resiste. Perché all'amore rispondi con l'amore, ma al sangue della violenza sugli altri troppo spesso si risponde con altro sangue versato.

A questo ci chiama l'alleanza antica e nuova. Ci chiama ad essere donne e uomini di alleanza, uomini e donne non del menefreghismo, del "'ognuno i fatti suoi", dell'estraneità, ma uomini e donne dell'alleanza, donne e uomini che sono arrivati al Calvario ed non finiscono di guardare "colui che hanno trafitto". Per ritornare poi nella vita a creare instancabilmente legami, a costruire insonnemente terre di alleanza.

Per la riflessione

Non ci sono state derive pericolose della parola "alleanza"?

Anche oggi non assistiamo forse ad alleanze non di vita ma di morte?

E' vero che "dal piccolo al grande" tutti possono riconoscere?

 

 


 
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