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la parola della domenica
Anno
liturgico C 2 maggio 2010 |
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At
4,32-37 Ancora un generico "In quel tempo" a introdurre il nostro brano, cancellando ancora una volta l' emozione della prima parte del versetto che inizia: "Quando fu uscito, Gesù disse: Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato". Giuda era uscito. "Prese il boccone", è scritto "subito uscì. Ed era notte". E' il paradosso. Ma, pensate, lo avremmo detto noi, nell'ora in cui un amico esce a tradimento, a consegnarti a quelli che ti vogliono distruggere, avremmo detto: "Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato". Come a dirti che sei nella gloria se tu ami a dispetto di tradimento, se nemmeno il tradimento fa muro alla tua volontà inarrestabile di amare. E che cosa può ormai lasciare Gesù ai suoi discepoli, che lo cercheranno ma non lo potranno seguire dove lui va? Lascia un comandamento, nuovo. Come dicesse mi troverete in questo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Comandamento nuovo, ma in che senso se è vero, come è vero, che già nell'Antico Testamento era esplicito il comando di amare il prossimo come se stessi? Nuovo, per quel "come" di cui parlavamo la scorsa settimana. Sentite: "Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri". E aggiunge una parola dimenticata, stranamente dimenticata, una smemoratezza inquietante. Che porta a chiederci da che cosa può essere originata una simile sconcertante smemoratezza. Perché lui aggiunge: "Da questo" - notate: da questo! - da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". Segno di riconoscimento unico per Gesù, non ne dà un altro, segno infallibile, immediato, non occorreranno tanti arzigogoli. "Tutti sapranno", segno universale: "se avete amore gli uni per gli altri". Ma pensate a tutte le discussioni, infinite discussioni, estenuanti discussioni, fiumi di parole, sull'identità cristiana, sulle radici cristiane, sulla differenza cristiana. Che grazia se qualcuno ci avesse ricordato questa parola chiara semplice inequivocabile di Gesù. Questa e non altra l'identità dei suoi discepoli secondo lui: "Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". Non dalle parole. Questa è la cosa che conta. Lo ricordava Paolo ai cristiani di Corinto. Era una comunità dove si faceva un gran sbandierare carismi e ognuno a vantare il suo, ognuno a vantare la eccezionalità della sua fede. E Paolo entra con una vis polemica che sconcerta: sembra un inno alla carità il suo, ma è un richiamo duro, senza sconti. Dite di avere fede? Ebbene, scrive, in faccia a tutti coloro che sbandierano appartenenze di fede: "E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla" E poi, siccome Paolo conosce quelli di Corinto e sa che anche sulla carità saprebbero trovar modo di sbandierare qualcosa, subito va a precisare che l'amore di cui parla lui, quello del Signore, la carità, è l'amore dei gesti quotidiani. Non l'amore dei gesti che fanno spettacolo, che i cristiani di Corinto magari inventerebbero pur di farsi vedere e celebrare. No, dice Paolo, l'amore, quello dei piccoli gesti di ogni giorno: la pazienza, il rispetto, il perdono, la fiducia, il prendersi cura, l'incoraggiamento, la tenera custodia. Sempre in questa luce, dentro questa luminosità, oggi ci è stato proposto uno dei sommari della comunità degli inizi: "In quei giorni" è scritto "la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un'anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno, infatti, tra loro era bisognoso". Dove già colpisce, quel "tutti godevano di grande favore". Proprio come Gesù aveva detto: l'amarsi gli uni gli altri diventava segno di riconoscimento e attirava stima e simpatia. Non le proclamazioni, ma l'essere un cuor solo e un'anima sola, il non considerare proprietà quello che si possedeva, il fatto che nessuno in mezzo a loro era bisognoso. Dunque una comunità dove nessuno è bisognoso è l'unica prova che lì c'è il vero Dio, una comunità dove ci sono bisognosi diventa segno che lì il vero Dio non c'è. Perché Dio non fa differenza tra i figli. Se ci sono troppe differenze allora Dio non c'è. Non solo Dio non c'è, ma è svuotato l'annuncio della risurrezione. Forse ha colpito anche voi la connessione stretta che nel sommario degli Atti viene posta tra testimonianza della risurrezione e condivisione. La condivisione come prova della risurrezione. Vi devo confessare che questo sommario, in cui viene riproposta l'esperienza della condivisione nella comunità delle origini, dopo aver acceso passione negli anni passati, ora si è un poco impallidito. Certo, non potremmo riproporre la condivisione nelle modalità consentite in una piccola comunità come era quella degli inizi. "Dovremmo però avere" scrive Enzo Bianchi "l'onestà di chiederci per quale motivo oggi siamo così restii ad ascoltare queste parole, che suonano ormai come desuete agli orecchi della maggior parte dei cristiani. Perché insistiamo tanto su alcuni aspetti della'agire morale cristiano e preferiamo tacere sulla necessità della condivisione materiale dei beni, via maestra per eliminare il bisogno e la povertà". Un conto infatti è riconoscere che le modalità non possono essere quelle del passato, un conto è concludere che non se ne possano immaginare altre più consone al nostro tempo. Il cristiano sa bene, che come amava ripetere Giovanni Crisostomo, "il mio" e " il tuo" non sono altro che parole prive di fondamento reale. Se dici che la casa è tua, dici parole inconsistenti, perché l'aria, la terra, la materia sono doni del Creatore, come pure tu che l'hai costruita e così tutto il resto". Parole degli antichi padri della chiesa! Per la riflessione Per quali motivi l'identità cristiana è stata identificata in altro da quello che Gesù ha insegnato? Quali forme oggi praticabili di condivisione? |
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