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la parola della domenica
Anno
liturgico B
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Is
45,14-17 Non è un avvenimento di tutto riposo quello raccontato oggi dal vangelo di Luca a proposito della famiglia di Nazaret ed è l'unico frammento nei vangeli che apre qualche fessura sull'adolescenza di Gesù. Anche se immediatamente ci accorgiamo che l'episodio è colmo di allusioni. Un ragazzo che per tre giorni non si vede, come se fosse scomparso nel nulla e dopo tre giorni lo ritrovano nel tempio! "Tuo padre ed io angosciati ti ci cercavamo". Ed ecco l'allusione: Gesù, scomparso per tre giorni, ucciso di croce, nel buio della morte, anche lui cercato. Maria di Magdala e le altre donne a cercarlo angosciate! E dopo tre giorni ritrovato, nell'immagine del vivente. Come se si ripetesse una angoscia per una perdita. Quasi assistessimo, lasciatemi dire, a una costante, a qualcosa che appartiene alla vita e quindi anche alle nostre famiglie. Che non osano certo competere in santità con quel figlio o quella madre o quel padre: "Tuo padre ed io angosciati ti cercavamo". E infatti da che cosa viene l'angoscia, se non forse soprattutto dalla sensazione della perdita? Che poi uno di anni ne abbia dodici o più di trenta, se c'è amore, poco conta, sempre angoscia è, conta il dolore della perdita. E, lasciatemi dire, ci sono tanti modi di perdersi anche nelle nostre case o nelle relazioni. Tante le perdite. Forse è una perdita anche non stare più dietro ai pensieri di un altro, come se in qualche modo fosse scomparso in un altro mondo, di pensieri, di attese, di sogni. Non c'è più. Come quel figlio. Che non c'era più. Con i pensieri! L'angoscia della perdita. E nascosti in certe situazioni non ti sembrano solo gli altri, a volte nascosto, invisibile, ti sembra Dio, Dio stesso. Perché a volte le cose che accadono sembrano insinuarti che Lui stesso si sia nascosto. E' il dolore per il nascondimento di Dio, di cui non riconosci più i progetti. Come se si fosse allontanato. Anche lui inghiottito per strade diverse. Un pensiero questo, che mi sfiorava leggendo il brano del rotolo di Isaia. Dove è raccontato tutto lo sconcerto del popolo di Israele per un Dio che sembra essersi allontanato da ogni progetto sano, ripiegando, per la rinascita del suo popolo, su Ciro, su uno imperatore straniero. Dio sembra essersi allontanato. Ebbene, coloro che saranno stati nella tentazione di gridare a un Dio che abbandona, dovranno ricredersi. A fatti compiuti, dovranno riconoscere: "Veramente tu sei un Dio nascosto. Dio dì Israele, salvatore". E cioè: "non è vero che tu sei assente, sei semplicemente nascosto. Invisibili le tue orme sulle sabbie della terra". Ma rimane il dolore. Angosciati per il dolore della perdita. Dove lo troveranno? Nel tempio. E non si era smarrito, come tante volte l'abbiamo raccontata, no, ha scelto di stare là. Ha creato una distanza, tra loro e sè. E forse, lasciatemi dire, lo avessero trovato smarrito , ci avrebbero sofferto meno, meno che per quelle parole che creavano distanza: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". "Ma essi" è scritto "non compresero". Eppure, perdonate l'interpretazione forse un po' stravagante, in fondo con quelle sue parole lui li onorava. Come dicesse: "Non è poi tutto consequenziale? E chi se non voi? Voi mi avete educato così! E chi se non voi? Voi mi avete educato a occuparmi delle cose di Dio! E chi se non voi? Voi mi avete insegnato a pregarlo ogni giorno così". Non è forse vero che a Gesù fin da piccolo avevano insegnato a pregare Dio con la preghiera che ogni ebreo recita più volte al giorno, la preghiera che ancora oggi ininterrottamente Israele rivolge a Dio. Sono le parole con cui Gesù stesso ogni giorno si rivolgeva a Dio, quando si alzava e quando si coricava, quando usciva di casa e quando rientrava. La preghiera tratta dal Libro del Deuteronomio diceva: "Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno. Ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte" (Dt 6,4-9). Non gli avevano forse insegnato ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutte le forze? E quei precetti, che tentava di sondare ascoltando e interrogando i maestri nel tempio, non erano quelli che loro gli avevano messo davanti agli occhi? Li aveva visti come scritti sugli stipiti della sua casa! Tutti nelle nostre case, nelle nostre famiglie dovremmo avere orgoglio -o no? -per un figlio che si chiede che cosa sia la vita e che cosa sia la morte, da dove veniamo e dove andiamo e che cosa vuol dire essere degni del nome di uomini sulla terra? E non dovremmo avere gioia per un figlio che chiede di essere fedele al sogno che lo abita? E lasciarlo andare, per le sue strade? E poterci raccontare queste cose nelle case. Non è sempre facile, perché si crea anche una distanza, senza la quale si rimane infanti in eterno. "Il padre e la madre" è scritto "non compresero", eppure quelle parole se le tenevano a confronto nel cuore. E non è forse già gran cosa, la cosa che ci fa grandi, interrogarci? Loro si interrogavano. Penso che oggi ci tocchi, così si dice, una sfida, quella educativa. Che sta proprio qui nel condividere nelle nostre case le grandi domande sulla vita, nel cercare insieme stili di vita che siano degni del nostro essere uomini, orizzonti grandi e non meschini, quelli cui ci ha aperto la fede in Gesù, senza cedere mai all'abbaglio di scindere le cose di Dio dalle case degli uomini. E dunque ci tocca, come a quel figlio, tornare a Nazaret. Ritornare. E aiutarci a vivere la casa, la città, il mondo secondo il sogno di Dio. Che ci abita.
Che cosa potrebbe dire, in una stagione come la nostra, la vicenda della famiglia di Nazaret? La nostra liturgia ne celebra i giorni "operosi e sereni", e penso ce ne siano stati. Come mai non ne troviamo segno nei vangeli? A che servono i forum mondiali della famiglia? |
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