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la parola della domenica
Anno
liturgico C 20 giugno 2010 |
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Gn
4,1-16 Ancora una volta non ci resta che sfiorare, dico sfiorare, i testi. Sfiorare il testo del Vangelo di Matteo che già suona ricco di provocazioni per me, per ciascuno di noi, per noi tentati di metterci in pace a poco prezzo la coscienza. Accenno a due modi di tranquillizzare la coscienza, due modi che trovano smentite, smentite clamorose nel brano di Matteo. Primo comodo modo di tranquillizzare la coscienza: "Dopo tutto" dico "non ho ucciso nessuno". Smentita del vangelo: "Fu detto agli antichi: non uccidere, ma io vi dico, chiunque si adira, ecc ". E io mi chiedo se non mi sono fermato prima di quel "ma", del "ma io vi dico" del vangelo, dove Gesù rimanda al cuore, all'anima delle legge antica, per dire a ciascuno di noi che ciò che è decisivo è dentro di noi, è come guardi l'altro dentro di te, come lo pensi. Ci sono tanti modi di uccidere l'altro, lo possiamo uccidere dentro di noi anche con l'intransigenza spietata del nostro giudizio, con la pesantezza della nostra superiorità, con la nostra poca o nulla considerazione. Parola del vangelo che scuote la falsa pace delle nostre coscienze. Altro espediente ampiamente praticato per tranquillizzare la coscienza è un diffuso modo di pensare che pone come criterio qualificante assoluto decisivo di un'esperienza di fede il rito, le liturgie, motivo per cui "praticanti" sono quelli che vanno al rito. Smentita del vangelo: "Se dunque presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono". E non mi basta dunque, secondo il vangelo, pensare che io non ho nulla contro qualcuno, mi dovrei chiedere se per caso qualcuno non ha qualcosa contro di me. Vi dirò che non sono così sicuro. E a volte penso che se fossimo fedeli a questo insegnamento, le chiese di colpo si svuoterebbero. Ma forse ci fa bene venirci, per sentircelo almeno ricordare. Ma vorrei ora sfiorare il testo della Genesi con il suo racconto su Caino e Abele. Anche Caino e Abele , come Adamo ed Eva, sono come degli archetipi, di cui la Bibbia, diremmo, si serve per mettere in luce da un lato il disegno originario nella mente di Dio che è il disegno della fraternità, sette volte nel racconto la parola fratello e d'altro canto l'avventura nella storia di questo disegno di fraternità, che registra purtroppo anche le sue drammatiche inquietanti smentite, sino alla parola "fratricidio". Dopo la riflessione sulla coppia, il libro allarga la visione e mette a tema la dimensione della fraternità, della socialità come una componente essenziale del cammino della storia, come suo arricchimento, arricchimento che viene da nomi diversi, quelli di Caino e Abele, arricchimento che viene dalle loro professioni, diverse e complementari, lavoratore del suolo l'uno, governatore del gregge l'altro, dunque potenzialità diverse per il bene di una terra comune. Ma il testo parla di un agguato alla fraternità, e l'agguato viene dal cuore, viene dalla rivalità, dalla irritazione, dall'indignazione che trova terreno fertile nel cuore di Caino. Ma da dove viene la sua irritazione, la sua indignazione? Scaturiva, dice il testo, dal vedere che Dio gradiva l'offerta dei primogeniti del gregge da parte di Abele, mentre non gradiva la sua offerta dei frutti del suolo. I commentatori del testo lungo i secoli si sono sbizzarriti con centinaia e centinaia di interpretazioni. Ma non sarà - si chiede qualcuno - che il motivo dell'irritazione di Caino fosse il fatto che le cose andassero meglio ad Abele e non andassero altrettanto bene a lui? E che noi siamo portati a dire che siamo benedetti da Dio quando le cose ci marciano per il verso giusto e un po' meno quando ci marciano per verso sbagliato? Sta il fatto che quell'essere in due che poteva sorprendentemente costituire una risorsa, risorsa di collaborazioni, piantagione di futuro, diventa paradossalmente terreno di scontro, di contrapposizione. Di morte per l'uomo e di morte anche per la terra. Caino coltivatore del suolo, si ritrova con un suolo di morte, un suolo che non dà frutti, un suolo che grida: "la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo!". Storia purtroppo anche dei nostri giorni! Terra che grida per sangue, per violenze, per ingiustizie. Ma da dove nasce tutto questo? L'agguato nasce dal cuore. E Dio aveva messo in guardia Caino su ciò che si muoveva nel suo cuore. Caino suo fratello già lo aveva ucciso prima di alzare la mano su di lui. I commentatori fanno notare che il testo dice: "Caino parlò al fratello Abele". Chiuso, non ci sono le parole! Perché? Perché se l'altro non lo pensi fratello, ma rivale, dici il vuoto, dici l'assenza, dici la morte, parli il vuoto. Ci chiediamo: come è possibile resistere all'agguato che è accovacciato nel cuore? Il libro sembra rispondere: onorando nel tuo cuore il segno scritto da Dio su ogni volto, fosse pure il volto di Caino, il segno che ti dice: è tuo fratello! Ma pensate anche come si possa svuotare la parola! L'unica volta che la parola fratello risuona sulle labbra di Caino è per dire: "Sono forse io il custode di mio fratello?". Ma che cosa è la fraternità senza una custodia tenera, vera, incondizionata? E' un parlare senza dire niente, è il parlare di Caino. Che precede segni di morte. Ringraziamo il Signore di averci aperto ancora una volta gli occhi. E, se mi è consentito, facciamo risuonare più spesso dentro di noi la voce che chiede: "Dov'è tuo fratello?". Nel capitolo che precede, la domanda era stata: "Dove sei, Adamo?", quasi un invito a guardare nel più profondo di noi stessi per capire dove siamo in umanità. Ma poi Dio allarga il nostro sguardo all'altro: "Dov'è tuo fratello?". Ci chiediamo dov'è? Perché a noi è toccato in sorte, per grazia io dico, di essere custodi, custodi di fratelli. Per la riflessione Non sono pochi oggi quelli che potrebbero avere qualcosa contro di noi. Possiamo ricordarli? Eppure continuiamo nella celebrazione del rito! Dove oggi gli agguati più nascosti alla fraternità? Dove un parlare a vuoto? |
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