la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella III Domenica d'Avvento
secondo il rito ambrosiano


27 novembre
2011



 

 

Is 51,1-6
Sal 45
2Cor 2,14-16b
Gv 5,33-39

Diamo nome di avvento al tempo in cui siamo stati accolti dalla Liturgia da due settimane. Ebbene, perdonatemi la franchezza, l'avvento può ridursi a un nome, una pura questione di nomi. Perché tutto, a essere sinceri, procede come prima. Succede anche alle stagioni dello spirito, stemperate in un indistinto grigiore. Lo dico per me. Sento questo pericolo, per me. Magari ad altri non succede, perché altri ai tempi danno colori diversi e conseguenze diverse, pensieri e gesti diversi.

Eppure mi basta una sosta, anche minima, sulla parola "avvento", per convincermi che di un momento come questo d'avvento noi avremmo molto bisogno. O meglio io avrei bisogno di una cura, di una cura dell'attesa, della mia attesa. Di uno sguardo sul mio attendere o sul mio non attendere, su chi e su che cosa attendere, per essere uomo degno di questo nome.

Lo dico andando con il mio pensiero al luogo dove per la prima volta risuonarono le parole del vangelo di Giovanni che oggi abbiamo ascoltato: per chi erano risuonate e dove erano risuonate? Nel tempio, è scritto. Dove Gesù era andato a cercare, per farsi da lui riconoscere, l'uomo da trentotto anni infermo, che aveva guarito alla piscina di Betzatà. Là, nel tempio, era scoppiata la disputa con quel gruppo di Giudei intransigenti, che alzavano contro di lui la protesta e la condanna: protestavano per quel gesto, un'azione fatta di sabato.

Erano in attesa o non erano in attesa quei Giudei? E che tipo di attesa era la loro? E la nostra? Non so se ci avete pensato: l'attesa, quella vera è per un cambiamento, è legata all'immagine del cambiamento. Se no, che attesa è? Se tutto deve rimanere come prima, che attesa è? E già qui nasce la domanda: sono giorni questi in cui desidero un cambiamento? In me stesso, nella società, nella chiesa, nel mondo? Ci credo? O sono spento?

Ed è come se Gesù volesse stanare quei suoi oppositori e farli riflettere sulla loro religiosità, sulla loro attesa del Messia. Far riflettere proprio loro che erano di casa nel tempio. E li mette davanti alla verità, la verità o la non verità della loro attesa. Quasi a dire: è una attesa la vostra che non vi mette in movimento, e allora che attesa è? Per poco vi siete messi in movimento, quando vi giunse voce della predicazione del Battista nel deserto. "Egli" dice Gesù "era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce". Solo per un momento. Come dicesse: "voi vi incendiate per poco e tutto ritorna come prima". Nel vangelo di Matteo Gesù dirà loro: "Giovanni è venuto a voi per la via della giustizia, e voi non gli avete creduto; ma i pubblicani e le prostitute gli hanno creduto; e voi, che avete visto questo, non vi siete pentiti, neppure dopo, per credere a lui" (Mt 21,32). Siete rimasti immobili. Una religione immobile, dove al massimo si attende un Messia che benedica lo status quo, i nostri interessi, le nostre posizioni, i nostri egoismi.

Sono parole che sferzano, queste di Gesù, inquietanti se pensiamo che sono rivolte ai frequentatori del tempio. Lo condannano per aver soccorso un uomo da trentotto anni infermo? Ma che religione hanno? Che immagine di Dio hanno? "Voi" dice Gesù "non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto e la sua parola non rimane in voi, voi infatti non credete a colui che egl ha mandato". Pensate, è come se uno entrasse oggi nella nostra assemblea e dicesse che noi non abbiamo mai ascoltato la voce di Gesù, mai visto il suo volto e che la sua parola non rimane in noi! Perché? Perché adoratori di una religione deprivata di ogni attesa di cambiamento, frequentata da spiriti rigidi, gelidi e immobili, come sono per natura gli uomini dell'inquisizione. Cui sfugge la novità, che è Gesù. Con quel suo nuovo modo di agire, con quel suo diverso stile di stare al mondo. Mettiti in movimento. E' iniziato il cambiamento.

All'origine del cambiamento allora? Abbiamo sentito: ascoltare la sua voce, vedere il suo volto, rimanere nella sua parola.

Ma vorrei aggiungere che spinta al cambiamento può essere, ed è paradossale, anche uno sguardo indietro. Non so se interpreto bene, ma nel brano del rotolo di Isaia oggi mi hanno molto colpito le parole che stavano all'inizio, parole per coloro che sono in cerca di giustizia. Tu sei in cerca di giustizia? "Ascoltatemi voi che siete in cerca di giustizia, voi che cercate il Signore: guardate alla roccia da cui siete stati tagliati, alla cava da cui siete stati estratti. Guardate ad Abramo vostro padre, a Sara che vi ha partorito; poiché io chiamai lui solo, lo benedissi e lo moltiplicai".

E' un invito a guardare, a ricordare la cava da cui siamo stati estratti. Per prendere forza e coraggio. Ci fa bene, ha effetto di trascinamento, ricordare questa cava dell'umanità da cui veniamo, cava di roccia buona. La cava porta nomi, Abramo, Sara, i loro nomi, perché sono nomi che narrano gente di cammino. Ricordiamoli, veniamo da quella cava, da quel sangue. E poi quanti e quali altri nomi! Ebbene ricordiamoli, ricordiamo la cava. Non so se vedo bene, ma oggi indugiamo troppo sul degrado. Certo che esiste, ma la visione non ci mette in cammino. Ricordate invece la cava, altri nomi, cancelliamo i volti di plastica, ricordiamo altri uomini e altre donne che hanno camminato, camminano, come Abramo e come Sara, dietro voci buone, dietro parole buone, per cause buone. Hanno effetto di trascinamento.

E come non augurarci che, come Cristo, svelandoci con la sua vita il volto della tenerezza di Dio, è stato sulla terra un profumo buono, così anche noi, come oggi augurava Paolo dalla lettera, si possa essere in quest'ora della storia, non con i nostri piagnistei che non approdano a nulla, ma con la limpidezza della vita, il buon profumo di Cristo nel mondo, il buon profumo del vangelo? Un profumo che ridesta ebbrezza, senso di benessere, voglia di bellezza per questa terra.

Per la riflessione

Possiamo dare nome alla cava di roccia da cui siamo stati tratti?
Alle donne e agli uomini che hanno camminato, camminano, come Abramo e come Sara, dietro voci buone, dietro parole buone, per cause buone, che hanno avuto su di noi effetto di trascinamento?

 

 


 
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