la parola della domenica

 

Anno liturgico C
omelia di don Angelo nella II Domenica di Quaresima
secondo il rito ambrosiano

28 febbraio 2010



 

 

Dt 11,18-28
Sal 18
Gal 6,1-10
Gv 4,5-42

Ogni volta che mi accingo a commentare l'incontro di Gesù e della donna samaritana ho netta e viva la percezione che, poco o tanto, finirò per dissacare con le mie parole l'intensità e la bellezza di questa pagina. Sono convinto cioè che alla fine per voi sarà meglio dimenticare. E ritornare a ciò che sta scritto, all'emozione della pagina.

C'è un luogo dell'incontro. Gesù cambia territorio: dalla Giudea passa in Galilea. Mi chiedo se non volesse forse cambiare anche aria. In Giudea gli era giunta notizia che era sorta una discussione tra i farisei sul fatto che lui facesse più discepoli e quindi più battesimi di Giovanni, anche se poi non era lui a battezzare, gelosie di uomini della religione, piccinerie, meschinità. Dure, e lo vediamo, a morire: succede quando i numeri contano più dello spirito!

Lascia la Giudea Gesù, lascia le rivalità religiose, non gli appartengono. Ritorna in Galilea, terra meno dogmatica. E per un dovere, dovere non tanto di strada, ma dovere di cuore, decide di attraversare la Samaria, terra ripudiata. La donna samaritana infatti è come un simbolo, un prototipo di quella terra che aveva subito, perchè eterodossa, una sorta di ripudio. Terra da cui tenere le distanze, donna da cui tenere le distanze. E Gesù invece la raggiunge al pozzo. Il pozzo nella Bibbia, luogo di ristoro per chi è alla ricerca dell'acqua, ma anche luogo di corteggiamenti per chi è alla ricerca dell'amore. Il pozzo di Sicar storia di acque dunque e storia di corteggiamenti. Gesù diventa così terra di incontro per chi soffre la distanza.

Viene, dice il brano, da una stanchezza, "stanco per il viaggio". Uno che si stanca, Dio, per raggiungerci. Sì, siamo anche noi a cercarlo. Ma il viaggio più lungo è il suo. E la stanchezza di Dio per il suo lungo viaggio è notizia buona del vangelo. Stanco Gesù per ciascuno di noi. Sono ritornato con la memoria alle parole del "Dies irae", parole spesso evocate con paura e sgomento. Forse qualcuno di voi ricorderà, tra quelle parole, questa struggente preghiera, che potrebbe essere di ciascuno di noi, preghiera ispirata, penso, al brano che stiamo commentando: "Gesù, tu che sei compassionevole, ricordati che io sono causa del tuo viaggio: non mandarmi perduto in quel giorno. Nel tuo continuo cercarmi ti sei seduto stanco. Pur di redimermi hai patito la croce. Così grande fatica non sia inutile, Signore".* Io causa del tuo viaggio!

Ebbene la storia della donna al pozzo di Sicar sembra ricalcare la vicenda della donna devastata di cui si legge nel libro del profeta Osea, sembra di riascoltare quelle parole tenerissime di Dio che non si rassegna a perderla. E' scritto: "Perciò, ecco, io la sedurro, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come nei giorni della sua giovinezza" (Os 2,16).

E' Gesù che ora, nel deserto, parla al cuore della donna, lui, libero e indipendente, come dovrebbe essere la sua chiesa, libero da ogni pregiudizio. Con gli occhi e con il cuore va alla persona, non lasciandosi minimamente condizionare dal fatto che sia donna, che sia samaritana, che abbia avuto esperienze amare. Anzi facendo balenare alla sua sete un'acqua diversa, a lei che aveva attinto, senza mai dissetarsi, al pozzo dell'acqua e al pozzo dell'amore.

Uno così diverso lui! E la donna rimane colpita. Uno che le chiede qualcosa, dunque anche lei aveva qualcosa da dare a quel rabbi di Nazaret, così diverso dagli uomini religiosi che hanno sempre qualcoisa da dispensare dall'alto e mai si piegherebbeo a chiedere qualcosa a una come lei! Lui così diverso da tutti quelli che si fermavano interdetti e chiudevano, appena venuti a conoscenza delle sue esperienze di vita. Lui le aveva detto tutto ciò che aveva fatto, eppure i suoi occhi non avevano tradito la benchè minima ombra di disprezzo o di distanza. Lui così diverso da quelli che l'adorazione di Dio la chiudono tutta da una parte, su un solo monte, il loro. Al contrario lui faceva del suo cuore di donna il monte della vera adorazione. "Non sarà forse il Messia?". Uno così diverso! Forse era lui! Forse era lui il pozzo dell'acqua viva. Lo cominciava a pensare. Pozzo di quell'acqua zampillante, così diversa dall' acqua stagnante di tante persone che aveva incontrato. C'era da andare a dirlo. Era stata corteggiata al pozzo, un'altra volta corteggiata. Ma questa volta non usata, non spenta, non consumata, sentiva gorgogliare dentro un'acqua nuova.

Si inteneriva il cuore della donna, fino a metterle fretta di comunicare. Tanto da dimenticare l'anfora con cui era venuta al pozzo. Ma si inteneriva al pozzo anche il cuore di Gesù fino a muovergli dentro i sogni: vedeva campi biondeggiare e mancavano ancora quattro mesi. E ancora una volta lui a fare i conti con la miopia dei discepoli, incapaci di meraviglia per i campi biondeggianti, loro capaci solo di stupirsi che il loro Rabbi stesse parlando con una donna.

Il sole quel giorno splendeva alto, e Giovanni, l'evangelista, lo annota. C'è come una cornice temporale al racconto: "Era quasi l'ora sesta", mezzogiorno, il tempo del sole alto. Come a dire che, se Dio siede stanco al pozzo dove è attesa la donna samaritana, dove è atteso ciascuno di noi, un Dio sfinito - perdonate la parola - in questo incontenibile appassionato inseguirci, se Dio è stanco per noi, allora puoi dire che il sole splende alto. Così come sarà ora sesta, mezzogiorno per l'evangelista Giovanni e il sole splenderà alto, quando Pilato siederà nel tribunale, nel luogo detto Litostrato e Gesù sarà condannato a morte infame, a morte di croce. Se il Figlio di Dio, per amore di questa nostra umanità smarrita, si lascia condannare a una morte infame, allora è proprio vero che tutti noi siamo illuminati e che il sole splende alto.

*
Recordare, Jesu pie,
quod sum causa tuae viae,
ne me perdas illa die.
Quaerens me sedisti lassus,
redemisti crucem passus
tantus labor non sit cassus.

Per la riflessione

Da chi oggi mettiamo le distanze?
Dove oggi ci sembra di notare una sete?
Che cosa può significare oggi "sedere al pozzo"?

 

 


 
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