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la parola della domenica
Anno
liturgico C 11 aprile 2010 |
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At
4,8-24a "La sera di quel giorno..." E di cose ne erano capitate in quel giorno. Pietro e Giovanni - dopo le donne - erano corsi al sepolcro: la tomba era aperta e vuota. Il discepolo vide e credette. E poi era tornata Maria di Magdala dal sepolcro, a dire: "Ho visto il Signore" e anche ciò che le aveva detto. Eppure la sera di quello stesso giorno sono ancora lì, nella casa, con le porte chiuse. E otto giorni dopo - eppure in quella casa era entrato il Signore, Gesù risorto, per le porte chiuse! - otto giorni dopo erano ancora là con le porte chiuse. Ecco, un primo pensiero muove proprio dalle nostre porte chiuse. Quanta fatica fa la resurrezione ad aprire le porte. Si direbbe che le riesca più facile ribaltare il masso a chiusura del sepolcro che non far saltare i nostri chiavistelli, i nostri sbarramenti, le nostre paure. Le paure sono la vera nostra prigione: prigionieri delle nostre paure! che sono così dure, così dure a morire. Paure che ci immobilizzano. E coloro che ci vogliono fermi, fermi e sottomessi ai loro disegni conoscono una strategia pressoché vincente, che è quella di orchestrare e dilatare le paure. Forse anche per questo colpisce, nel racconto, che la prima parola del Signore risorto ai discepoli sia: "Pace a voi". E che otto giorni dopo -"come è monotono!", direbbe qualcuno- otto giorni dopo, Gesù non sappia introdursi se non dicendo: "Pace a voi". E' troppo -me lo chiedo - pensare che quelle porte chiuse, ancora chiuse dopo otto giorni, fossero il segno, inequivocabile, che non c'era ancora pace nei loro cuori? "Pace a voi". E cioè prima di portare la pace agli altri, che siano nella pace i vostri cuori. Fa pensare questa prima parola del Risorto ai discepoli, che è poi la prima parola che essi dovranno dire nella loro missione: "quando entrerete in una casa prima dite: pace a questa casa". Ma voi mi capite: la pace del cuore! quella che ci permette di entrare nella vita non con aggressività, non con astio, non con rimproveri, ma con mitezza, con positività. Ebbene
vorrei dire: la pace del cuore è legata a doppio filo con la remissione
dei peccati. Al di là della paura dei Giudei, questa forse erra la ragione più profonda della paura dei discepoli, la paura che non consentiva loro la pace. Era il ricordo delle loro fughe, dei loro tradimenti, dei loro peccati. Ma quel Signore risorto, che entrava nella casa a porte chiuse e mostrava le mani e il costato e non diceva: "che cosa avete fatto? vi aspetta il castigo! siete degli snaturati!", ma diceva: "non temete, state in pace, i peccati sono rimessi. Pace a voi; sì a voi", quel Signore risorto apriva i cuori, faceva intravvedere la possibilità di un giorno nuovo. E aggiungeva: "Come il Padre ha mandato me, così io mando voi". Cioè: come il Maestro, così i discepoli. Il Padre mi ha mandato come segno di misericordia, siate nel mondo segno di misericordia. Badate bene, Cristo ha annunciato la pace, non con proclamazioni verbali, ma facendosi lui un segno concreto della misericordia di Dio. Non ci chiediamo perché le nostre infinite proclamazioni di pace producano così poca pace? Forse anche perché non siamo segno della misericordia, siamo segno di un giudizio, fomentiamo sensi di colpa, generiamo frustrazioni, imprigioniamo nelle nostre visioni miopi, generiamo la paura, la paura di Dio e dell'inferno e degli altri. Tutto questo non genera pace, genera il contrario della pace, la pace non nasce dal ricordo dei peccati, ma dalla remissione dei peccati. Oggi non abbiamo parlato di Tommaso. Su cui spesso, sapete, si punta il dito. Ma Tommaso chiamato Didimo, cioè gemello, è gemello di tutti noi che pur credendo ci portiamo dentro un non credente, un dubitante. Il grande papa S. Gregorio Magno scriveva in controtendenza: "A noi giovò di più l'incredulità di Tommaso che la fede degli apostoli". Ebbene, pensate, Tommaso che faceva del vedere e del toccare la condizione "sine qua non" per credere, alla fine credette senza toccare. Che cosa l'aveva convinto? L'aveva convinto, l'aveva vinto il volto di misericordia di Gesù. Non c'era bisogno d'altro: "Mio Signore e mio Dio". Gesù si era chinato su di lui uomo dubitante e lo aveva rialzato. "Come il Padre ha mandato me così io mando voi". Io ho rialzato, voi rialzate. Pietro rialza lo storpio alla porta del tempio. E dunque come Gesù ha rialzato, anche tu rialza, e renderai buona testimonianza alla risurrezione. Nella vita dunque non deprimete. Rialzate!
Come vincere e aiutare a vincere le paure? |
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