la parola della domenica

 

Anno liturgico B
omelia di don Angelo nella II Domenica d'Avvento
secondo il rito ambrosiano


20 novembre
2011



 

 


Is 51,7-12a
Sal 47
Rm 15,15-21
Mt 3,1-12

Spesso, come ai tempi dell'antico discepolo di Isaia, ci troviamo a invocare un cambiamento. Lo chiedeva un popolo ferito nella sua dignità, schernito nella sua attesa di un corso diverso. E Dio mette a confronto da un lato le vanterie degli iniqui, vesti scintillanti ma rose da tarme, lane colorate ma divorate dalle tignole, il simbolo della inconsistenza, e dall'altro la sua giustizia. Dice Dio: "la mia giustizia durerà per sempre". La consistenza a confronto dell'inconsistenza. Per cui il futuro, quello di Dio, quello che rimane, è nel popolo che porta nel cuore la sua legge. Di qui una preghiera struggente a Dio, come per affrettare i tempi del cambiamento: "Svegliati, svegliati, rivestiti di forza, o braccio di Dio, svegliati come nei tempi antichi. Non sei tu che hai prosciugato il mare, le acque del grande abisso e hai fatto delle profondità del mare una strada, parché vi passassero i redenti?".

Io non so, non so se quando il Battista decise di recarsi nel deserto avesse nel cuore le parole del rotolo di Isaia, se gli mormorasse nel cuore questa struggente preghiera che ancora oggi è risuonata nella nostra liturgia, e cioè il ricordo delle acque del Mar Rosso, la strada fatta asciutta nelle acque, strada che apriva un cambiamento.

Me lo chiedo pensando al perché della scelta del Battista del luogo in cui, tra l'autunno dell'anno 27 e la primavera dell'anno 28 dopo Cristo, cominciare la sua predicazione.

Giovanni il Battista apparteneva a una famiglia sacerdotale, diremmo rurale, ma era pur sempre una casta sacerdotale. Ebbene il Battista cambia luogo, rompe con il tempio, con i riti e i giorni di purificazione nel tempio. Come se la sua diagnosi lo portasse a percepire il bisogno di qualcosa di nuovo, come se il popolo fosse arrivato nella sua storia a un fallimento tale che non si poteva più cominciare da dove sempre si era incominciato, ma occorresse un nuovo inizio, come un nuovo rientro, dal deserto attraverso le acque, in una nuova terra promessa. Riporta il popolo nel deserto per condurlo a un nuovo attraversamento.

Qualche esegeta fa notare che acqua per battezzare ce ne sarebbe stata molto più altrove, e invece il Battista sceglie le acque del Giordano in faccia a Gerico. Perché? Perché proprio in quel luogo Giosuè aveva condotto il popolo di Dio per l'attraversamento del Giordano in vista della terra promessa. Quasi dicesse: "Ripassiamo nelle acque e rientriamo nella Terra promessa per un inizio nuovo".

A quei tempi erano molto diffusi i riti di purificazione, ma avvenivano in luoghi deputati a questo uso. Giovanni invita a qualcosa di diverso, non a una purificazione nelle acque ferme e stagnanti delle piscine, ma nell'acqua corrente del fiume, in un'acqua che mette in movimento, che provochi a un cambiamento, a un nuovo inizio.

E, infatti, la parola del Battista l'abbiamo ascoltata, è: "convertitevi", forse meglio potremmo tradurre: "cambiate il cuore! Si è avvicinato, infatti, il regno dei cieli!". Occorre un cambiamento. Siete disposti a cambiare? La domanda viene anche a me.

E che cosa succede? Matteo nel suo racconto focalizza come due poli, di segno opposto, da un lato una adesione corale all'invito a cambiare: "Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona attorno al Giordano accorrevano da lui a farsi battezzare nel Giordano confessando i loro peccati". Cioè riconoscendo la violazione della giustizia, riconoscendo il bisogno di un cambiamento del proprio cuore: "Cambiate il cuore!". E dall'altra i gruppi di potere. I farisei, potremmo dire il potere religioso, loro che esercitavano un enorme influsso spirituale sul popolo e i sadducei, che erano la classe dominante, tra loro i proprietari terrieri, le famiglie dell'aristocrazia sacerdotale. E dunque i rappresentati del potere religioso, politico, economico. Contro questi il Battista ha parole roventi. Li chiama "razza di vipere", dunque insidiose per il veleno che li abita, avvelenano l'aria, avvelenano una mentalità. Vengono al Giordano più per spiare che cosa succede, per rivendicare i loro titoli, "siamo figli di Abramo!", che per un cambiamento. Loro non hanno nulla da cambiare, loro non sbagliano mai. Il Battista li investe per scuoterli: "Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: 'Abbiamo Abramo per padre!'. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo". Come a dire: "Siete più duri delle pietre. E Dio può suscitare figli ad Abramo al di la delle vostre vantate appartenenze".

Può capitare anche a noi. Matteo lo ricorda alla sua comunità. Ricorda che sono più disponibili all'inizio nuovo le masse che non i circoli influenti, ma ricorda anche a tutti noi, che non sono sufficienti i riti, non sono sufficienti le appartenenze, occorre la disposizione a cambiare il cuore. Anche noi la domenica veniamo qui per cambiare la nostra mentalità , per cambiare il cuore. Ebbene io, io, vengo per un rito o per un cambiamento?

Ma vorrei finire facendo notare, e mi sembra importante, che il Battista dà anche la direzione, la direzione del cambiamento, non si tratta di cambiare per cambiare, dà la direzione. Sentiamolo. Dice: "Viene uno che è più forte di me, vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco". E dunque, voi mi capite, il cambiamento è mettersi nella direzione di Gesù. Vedete, alla parola conversione spesso si dà immediatamente un significato moralistico, che riguarda l'osservanza di precetti. Convertirci a dei precetti o convertirci innanzitutto a una persona? Se noi leggiamo attentamente il brano, ci accorgiamo che la vera conversione cui chiama il Battista sta nel convertirci a Gesù, nel volgerci a lui, nell'andare dietro di lui. Convertirci è volgerci a Gesù, stare dietro Gesù. Un cambiamento cui siamo chiamati oggi e così sino alla fine.

Per la riflessione

Troviamo nelle letture assonanze con la stagione che stiamo vivendo?
E quali le piste evocate per un cambiamento?

 

 


 
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